Novena a San Giuseppe da Copertino

NOVENA A San GIUSEPPE DA COPERTINO


P. Egidio Monzani nella sua predicazione ha fornito molti spunti per la riflessione eper riprendere un cammino di vita spirituale autentico e sincero. Ecco i punti più salienti:IMG_1125

Nella vita di s. Giuseppe fondamentale è stata la Grottella come luogo e la sua devozione di conseguenza a Maria, la mamma mia della Grottella come amava ripetere. Per Copertino S. Giuseppe è tutto, Rappresenta la sua identità, senza di lui, la nostra città sarebbe anonima senza volto. E come per il nostro santo anche per noi la culla della santità nasce da Maria e grazie a lei anche noi entriamo a parte di questa famiglia di santi, la nostra genealogia parte da qui. Il Dio innavicinabile entra nella storia dell’uomo, dove la storia è capovolta. La nostra pagina di relazione con Maria deve avere il suo sviluppo nelle relazioni umane.Un mondo senza Dio sarebbe l’inferno. La presenza di Maria nostra madre ci garantisce la fiducia.Oggi ci manca la gioia.

Noi spesso diciamo« non ho fatto nulla di male», e così guardiamo noi stessi; ma Dio ci presenta la sua parola, con l’esigenza del Vangelo. Facciamo fatica nella nostra vita di tutti i giorni ad assimilare la mentalità del Vangelo. Il nostro S. Giuseppe nella sua vita ha subito calunnie, ingiustizie ma non ha replicato. Noi facciamo così?L’altro non è amico o fratello, ma un rivale, un avversario. Perché Gesù è esigente? Con questa dottrina e con questo suo modo di agire troverà pochi adepti-cristiani. Ma noi non dobbiamo piangerci addosso, ma portare una novità «perdona, ama il tuo nemico». Il perdona è fare entrare Dio nelle nostre umiliazioni, nelle nostre offese. Come credenti siamo figli di SANTI, come Giuseppe da Copertino; la sua gente deve camminare su questa strada se vuole imitarlo, la strada della MISERICORDIA. Questa festa ci deve coinvolgere nel profondo, le nostre parole guida devono essere FIDUCIA, SPERANZA.
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Siamo facili a vedere i difetti degli altri, in questo abbiamo occhi di lince, mentre siamo ciechi come talpe con noi stessi. L’occhio è la lucerna del nostro corpo. Gli occhi, gli sguardi non mentono mai, con le parole si. L’occhio di Dio ci vede come FIGLI, uno sguardo che trasforma, basta vedere la vita di Zaccheo, la vecchietta che butta gli spiccioli nel tesoro del tempio e tanti altri episodi di cui è ricco il Vangelo. Il suo è uno sguardo di amore, di salvezza e anche noi siamo chiamati a leggere il mondo con occhi diversi.S. Giuseppe come vedeva le cose, la sua storia? Con gli occhi di Dio, gli occhi della fede. Dio non vuole servi, ma ama, non condanna o punisce; la sua volontà è l’amore, le beatitudini, che noi possiamo vedere il mondo con occhi diversi, i suoi. Noi credenti non abbiamo familiarità con il Vangelo, la nostrs vitas non è e non deve essere basata sulle devozioni, ma deve avere il fondamento nel Vangelo.I santi sono delle pagine viventi di Vangelo hanno fatto di esso un progetto di vita. La SEMPLICITA’, l’UMILTA’, parole folli oggi e ai nostri giorni viene considerato folle chi parla di queste cose dove ci si vuole solo imporre.

S. Giuseppe era un innamorato pazzo dell’Eucarestia; noi ci limitiamo a mangiarla e non a viverla. La casa è il luogo in cui noi siamo noi stessi e Dio vuole entrare in questa nostra abitazione, è un Dio a tempo pieno, non solo entra in questa nostra casa ma anche nel nostro cuore. Riceviamo l’Eucarestia e spesso restiamo nella nostra pigrizia. Perché nei santi questo dio che riceviamo ha un effetto diverso? Dipende da Dio o da noi? Forse l’efficacia nasce dalle situazioni. S. Paolo parla delle divisioni che erano sorte nella comunità di CORINTO. E anche noi spesso litighiamo per delle sciocchezze e l’Eucarestia ci aiuta a vivere bene tra di noi, essere coerente con il sacramento che celebriamo, nelle relazioni, ogni persona che incontriamo è presenza di Dio, una persona da incontrare. Il nostro mondo si sta scristianizzando ma perché il nostro cuore è lontano Da Cristo. Guardiamo gli altri con un sorriso. L’Eucarestia comincia quando usciamo dalla Chiesa e incontriamo gli altri.
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La croce è il segno della nostra salvezza, essa entra nella nostra vita con sofferenza, dolore. Ma Gesù l’ha assunta in se. Ci portiamo tanti interrogativi nel nostro cuore, ma non vogliamo risposte, ma essere sollevati . Ciò che scandalizza maggiormente è il dolore innocente.Anche S. Giuseppe ha vissuto la sua croce, gli interrogatori dell’inquisizione, i trasferimenti e lui ha abbracciato tutto questo.Morti, croci, sofferenze, pianti, non sono voluti da Dio ma dall’insipienza dell’uomo. E noi ci chiediamo: Ma Dio dov’è? Dio è in croce con te, piange con ognuno, dobbiamo riuscire a scoprire Dio che non è assente dalle nostre sofferenze. Quando noi ci vogliamo liberare dal dolore, ci vogliamo liberare dall’amore, dalla pietà, dal patire insieme, dall’umanità: Non amando produciamo sofferenze ad altri. Dio è accanto a noi, ci sta preparando un domenica, la domenica della risurrezione. Gesù scegli la condizione dei servi. Dio guarda dal basso verso l’alto, noi al contrario guardiamo dall’alto in basso. Dio si abbassa e si innalza, attraverso la croce c’è la congiunzione tra Dio e l’uomo, tra il cielo e la terra. Simo cristiani perché Dio ci ama. Noi facciamo le guerre per i crocifissi, ma quando c’è chi si accorge? Il crocifisso bisogna portarlo nel cuore, viverlo. Donare è il verbo di Dio, avere (sempre di più) è il nostro. Ma se siamo suoi figli dobbiamo centrare in questa logica, dare la vita giorno per giorno, e lo si fa solo quando si ama, altrimenti è impossibile.


IMG_1281Peccato che i vangeli non ci raccontano come Gesù e sua madre passavano le serate, magari seduti furori all’aperto a raccontarsi la loro giornata. La compassione di Gesù. Egli chiede a noi di essere misericordiosi, conservando nel cuore i suoi sentimenti come S. Giuseppe.Sotto la croce c’è la madre, in un unico dolore, che è frutto dell’amore. E la madre è stata consegnata a noi dallo stesso Gesù. Noi le abbiamo tolto il figlio, lui ci da sua madre. Ad un’azione dell’uomo corrisponde, sempre, un’azione di Dio. Maria è una donna vera, concreta, madre di tutti. E i cristiani devono prenderla sul serio. Comporta un impegno di vivere come lei, chinarsi sulle persone. «A Copertino avete  il cuore di S. Giuseppe, non fate che sia solo una reliquia, ma diventi il vostro cuore». 

Ognuno di noi è un prodigio e Dio si rende presente in mezzo  a noi con i suoi santi. Tutti siamo chiamati alla santità, dove il primo requisito è l’obbedienza alla realtà che viviamo. Non sono i luoghi, non sono le scelte ma sono le persone che fanno i santi. La santità è accessibile a tutti ed è la realizzazione della persona. Dio non mortifica l’uomo. E’ un cammino a cui tutti siamo chiamati, il metro di misura di Dio non è il nostro. Un peccatore si fa coinvolgere molto di più, da Dio. Copertino senza san Giuseppe non è niente. Santità è in ultima analisi essere figli per il bene di tutti.

Donato Grilli

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